Serenella Oprandi – Film: una vita dipinta. Ritratto di un’artista che trasforma il colore in biografia
A fine giugno, passando davanti al Laboratorio Artistico e Culturale La Fenice di Arona, mi sono imbattuto in una sorpresa luminosa: una mostra di acquerelli originali, vibranti e perfettamente accordati tra loro. Nelle opere figurative come in quelle astratte – o sospese in una dimensione quasi onirica – il colore sembrava respirare, muoversi, raccontare.
In galleria c’era anche l’autrice, Serenella Oprandi (al centro con Marina Grassani, vicesindaco di Arona e Antonella Avallone, direttore creativo del Laboratorio La Fenice). La sua presenza discreta ma intensa mi ha permesso di ascoltare dalla sua voce il senso profondo della propria ricerca: una tecnica interpretata in modo personale, non convenzionale, nutrita di emozioni, ricordi, simboli sedimentati dal tempo. Una pittura che non solo rappresenta, ma che scava, rivela, restituisce ciò che è comune a tutti: la trama fragile e tenace dei sentimenti umani.
Parlando con lei, il discorso è naturalmente scivolato sulla sua storia. È così che mi ha donato il suo libro, scritto con Rosella Ferrari: “Film: una vita dipinta”. Un titolo che non rimanda al cinema, ma alla struttura stessa del volume, costruito come una sequenza di fotogrammi emotivi, scene che si rincorrono e si illuminano a vicenda.
Una vita raccontata per immagini
Il progetto nasce dalla mostra del 2010, in cui Oprandi aveva già ripercorso “le tappe e i ricordi più significativi della sua vita”. Il libro ne è l’evoluzione naturale: sessanta opere che dialogano con la voce di Ferrari, creando una biografia per immagini in cui ogni quadro diventa un capitolo.
Figlia del pittore Giovanni Oprandi, Serenella cresce in un ambiente dove l’arte è presenza quotidiana. La sua formazione, però, non è lineare: gli impegni familiari la costringono a interrompere gli studi, che riprende solo nel 1968 dedicandosi al disegno. Negli anni ’90, dopo una lunga pausa, ritrova la pittura e sceglie l’acquerello come linguaggio privilegiato. Una scelta controcorrente: spesso considerato “manualità marginale”, l’acquerello è in realtà una tecnica rigorosa, che non perdona ripensamenti. Proprio per questo si accorda perfettamente alla sua emotività diretta, istintiva.
La formazione con la professoressa Mutti e con Cecco Previtali nel “Gruppo Pittori e Scultori Azzanesi” la introduce a un ambiente fertile. Nel 1995 l’incontro con Italo Chiodi e l’esperienza nello studio Werkstatt di via Palazzolo a Bergamo – insieme a Valerio Ambiveri e Giancarlo Frigerio – segna una svolta: il confronto con artisti di diversa sensibilità amplia il suo sguardo e la prepara al debutto personale del 1996.
La maturità artistica: premi, mostre, cicli tematici
Dal 1997 in poi la sua attività espositiva diventa intensa: Milano, Roma, Assisi, Torino, Parigi, Ginevra, Lugano, Shanghai. I riconoscimenti arrivano presto: dal “Concorso Nazionale Artemisia” di Torino al “Premio Agazzi” di Mapello, fino al “Cremona 2000”.
Parallelamente, Oprandi sviluppa raccolte tematiche che rivelano la sua capacità di trasformare esperienze personali in cicli pittorici coerenti: Riflessi (1999), influenzato dalla poesia di Rinaldo Pigola, con testi di Eros Nava. Maternità (2000), realizzato per sostenere il reparto di patologia neonatale di Bergamo.I Tango (2002), dove il movimento diventa ritmo cromatico. Cromie (2003), esplorazione del rapporto tra musica e colore. Bergamo e… dintorni (2004), omaggio alla cultura e al paesaggio locale.
La sua ricerca si muove tra figurazione e suggestione, con un’attenzione costante al ritmo cromatico e alla relazione tra forma e atmosfera. Come osserva Simone Fappanni, “il pigmento diventa linguaggio primario”.
Oriente-Occidente: il viaggio come metafora
Nel 2009 Oprandi approda in Cina con Water pathways to China, una collezione esposta a Shanghai in vista dell’Expo 2010. È un viaggio reale e simbolico: un ponte tra Italia e Oriente, tra acqua e colore, tra memoria e scoperta. La raccolta verrà riproposta negli anni successivi a Bergamo e al Museo d’Arte Contemporanea di Luzzana.
Una biografia senza filtri
Il volume del 2022 è il cuore della sua autobiografia artistica. Rosella Ferrari costruisce un testo che non descrive soltanto i dipinti, ma li collega ai momenti biografici che li hanno generati: perché un colore domina una tela, perché l’acqua ritorna spesso, perché certe atmosfere cambiano dopo un viaggio o un incontro.
Non c’è una cronologia rigida, ma un montaggio narrativo che alterna accelerazioni e pause, come un film interiore. Le opere diventano capitoli di un racconto più ampio, in cui l’artista parla di sé senza retorica, con sincerità a volte dolorosa.
L’infanzia, la figura della nonna “Fiura”, la durezza della madre sempre impegnata nella pensione, il trasferimento a Bergamo, l’innocenza ferita dall’abuso subito e non creduto: tutto ritorna nei colori, nei silenzi, nelle forme ellittiche che sembrano cercare un equilibrio nuovo.
Poi i primi amori, le prime delusioni, un matrimonio riparatore con un ragazzo che ama con la maternità precoce, la violenza domestica, la separazione, la rinascita. E ancora la pittura che resiste, anche quando Pigi, il marito, le distrugge i quadri. Una nuova violenza subita; l’amicizia salvifica di Elda che le dà nuovo vigore per affrontare la vita; l’incontro con Bruno, che le restituisce serenità e la possibilità di inseguire il suo sogno: affermarsi come pittrice.
Nel finale, la lettera al figlio Marco è una dichiarazione di gratitudine e di identità: “Grazie Marco, perché senza la tua presenza e il tuo aiuto non avrei potuto essere ciò che sono”.
Una pittura che nasce dal corpo e dalla memoria
Nelle mani di Oprandi, l’acquerello diventa un’estensione del respiro. L’acqua è elemento ricorrente, quasi un alter ego: fluida, imprevedibile, capace di accogliere e cancellare. Le forme, spesso ellittiche o circolari, rompono la tradizione del quadro e aprono lo spazio a una dimensione più sensoriale.
La sua pittura è un attraversamento: la materia si fa emozione e l’emozione si fa colore.
Conclusione: una vita che si legge con gli occhi
Film: una vita dipinta riesce in ciò che molte biografie d’artista promettono ma raramente mantengono: raccontare una vita attraverso le opere, lasciando che parola e immagine si illuminino a vicenda.
È un ritratto sincero, costruito con costanza, in cui emerge una pittrice che ha trasformato le proprie esperienze – gioie, ferite, viaggi, incontri – in un linguaggio personale fondato sul colore.
Nel libro, Rosella Ferrari diventa il filo che unisce i quadri alla vita, restituendo un ritmo narrativo che procede per accelerazioni e pause, come un respiro profondo. E Serenella Oprandi, con sincerità a volte spiazzante, confessa: “Il bisogno di raccontarlo era forte… questo percorso mi ha richiesto tante energie, fino a farmi sentire svuotata”.
È in questa verità che si riconosce la sua pittura: un’arte che nasce dal corpo e dalla memoria, dall’acqua che scorre come un pensiero, dalle forme che si aprono oltre il rettangolo del quadro per diventare spazio interiore.
Chi leggerà questa storia – come suggerisce Ferrari – non potrà più guardare un suo quadro senza cercare di entrarci dentro. Perché la sua è davvero una vita dipinta, fotogramma dopo fotogramma, e ogni colore è una pagina che continua a scriversi.
Giuseppe Possa
