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articolo

“Il poeta” di Giuseppe Possa ©

La poesia di Giuseppe Possa è letta da Maya Mironova
https://youtu.be/22u5YulD0_0

Scritta oltre quarant’anni fa, rimasta inedita e ora riemersa tra le pieghe del tempo, nel gesto semplice di svuotare un cassetto colmo di cose dimenticate. Questa poesia giovanile (se poesia si può definire) nasce dal desiderio di strappare il poeta alla sua contemplazione solitaria, spesso distante dal dolore del mondo, per restituirlo alla viva realtà. Il poeta non è spettatore: è testimone. Non canta soltanto le stelle, ma denuncia le ombre. L’ho immaginato cadere come una meteora: luminosa, fragile, destinata a bruciare per lasciare traccia. La sua voce deve farsi fiume, deve gridare quando il silenzio diventa complice del male, deve vivere tra gli uomini, non sopra di loro. Questa lirica è un invito a non rinchiudere il poeta nella torre d’avorio, ma a far in modo che: “resti uomo: visione d’utopia, parola incarnata”.

© Giuseppe Possa ©

Il poeta

Strappatelo dal suo candido
giaciglio di nuvole.
Che precipiti
come meteora sulla terra:
calpesti la polvere
l’asfalto e il verme dell’io.
Nel dolore condiviso
si faccia pianto
e dal pianto sgorghi un fiume
che travolga ogni sponda
portando con sé
memorie e bagliori di speranza,
pensieri che inseguono emozioni
oltre il fuoco bramato dal cuore.

Carico di questo umano fardello
portatelo per il mondo
in lungo e in largo
ovunque vi sia una patria
un focolare o anche solo una luce.
Che gridi, quando il silenzio
pesa come colpa,
perché non si compiano ingiustizie
e se accadano
che si levi più in alto
di ogni voce.
Non lasciatelo nella torre d’avorio
a cantare i suoi sogni alle stelle:
che viva e bruci,
che arda nel tempo.
Resti uomo:
visione d’utopia,
parola incarnata,
perchè il potere ha una voce e non muta.

(‘versi’ di  © Giuseppe Possa ©)