A Tempo Libero

Note e recensioni letterarie e d'arte

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MARCO TRAVAGLINI: Racconti singolari di gente comune

Lo scrittore, nato a Baveno nel 1957, ha vissuto a Omegna sul lago d’Orta; ora vive e opera a Torino. Giornalista pubblicista, scrive su numerosi periodici e riviste. Da anni cura una rubrica sul settimanale Eco Risveglio del VCO. Tra gli anni Settanta e Novanta ha collaborato a “L’Unità”, “La Prealpina, “Il Riformista”. Fa parte del GISM, il gruppo italiano scrittori di montagna. Ha ottenuti alcuni importanti premi e riconoscimenti, tra cui: il “Tau d’Oro- Premio Orta della TV e della Comunicazione Europea”; la prima edizione per la saggistica del “Premio letterario Valle Vigezzo – Andrea Testore – Salviamo la montagna”; il riconoscimento speciale della giuria nel 2003 e della critica nel 2007 al “Premio Stresa”. Autore di narrativa e saggistica, i suoi libri di racconti (come fossero un unico romanzo fatto di tanti brevi capitoli) sono pubblicati da “Impremix – Edizioni Visual Grafika” (Torino).


MARCO TRAVAGLINI
non arriva da una cultura classica acquisita nei licei e nelle università (gli studi superiori li completerà da studente lavoratore); il suo sapere giunge da una conoscenza personale della vita di provincia, nutrito di tutte quelle letture popolari, attuali, militanti, che di solito vengono ignorate dagli studenti, ma che sono risultate fondamentali per la sua narrazione. Di sicuro, lo hanno affascinato soprattutto i romanzi di Piero Chiara, molti dei quali ambientati proprio in quei paesaggi lacustri, in cui ha vissuto da giovane. Naturale, che in seguito, approfondita la conoscenza letteraria, il suo modo di raccontare si è fatto impegnato, tenuto sul filo dell’essenzialità, con ritmo fluente e di respiro intenso, raggiungendo un senso dell’eleganza che incide sulla bellezza dei diversi “quadri”, con cui l’autore coglie la condizione umana. Certamente, nel susseguirsi di ricordi e avventure, di gioie, sofferenze e dolori, nello scorrere della vita, di ieri e di oggi, coesisteranno, con quelli di fantasia, pure spunti autobiografici, altri di cui ha testimonianza perché gli sono capitati sotto gli occhi o per sentito dire o perché appresi dagli anziani che li hanno salvati dalla deriva del tempo.

COME CAPITOLI DI UN UNICO ROMANZO Travaglini, costruisce così “storie” singole in contesti locali molto speciali, come sono quelli della provincia del VCO, narrando di amici, di operai, di artigiani, di pescatori, di ubriachi, di balordi, di sognatori. Oppure rievoca, usi e costumi di tradizioni del passato; favole e leggende ormai dimenticate, dove si trovano spesso anche animali che assumono quasi dimensioni umane. Inoltre, mescola, in modo intrigante ed emotivo, individui inventati o realmente vissuti, luoghi immaginari e luoghi esistenti di fantastica bellezza (il Sacro Monte d’Orta, l’isola S. Giulio, il Mottarone, le cittadine e i paesaggi attorno ai laghi Maggiore, d’Orta e di Mergozzo), in una rievocazione che lascia, da una parte, l’amaro di vedere crollare il mondo di una società periferica, povera ma ben organizzata con le risorse allora disponibili, dall’altra, ne lascia una coinvolgente memoria.

A questo punto, è opportuno precisare che sto prendendo in esame, nell’insieme, i libri di Travaglini, dati alle stampe in oltre trent’anni (in calce l’elenco con le note editoriali): analisi utile per fornire un’indicazione generale dei pregi della sua prosa, con i personaggi e gli ambienti, in cui è nato, ha trascorso l’infanzia e la giovinezza e in cui ancora torna spesso, nonostante che lavori da anni a Torino. Questi luoghi sono dislocati per lo più nel Verbano Cusio e Ossola, nella terra novarese o altrove, comunque, all’interno del Piemonte, dove Travaglini, nel frattempo, è considerato uno dei protagonisti della letteratura della nostra regione che ormai, scomparso Sebastiano Vassalli, non annovera più grandi scrittori viventi, se si esclude l’ossolano Benito Mazzi (oggi il più noto a livello nazionale) e pochi altri. In questo panorama, Marco coglie, combinando realtà e fantasia, l’avventura umana della sua gente, in cui si caratterizza la gestualità popolare, che gli fa narrare di vicende, episodi, fatti – che si estendono da una pubblicazione all’altra in canovacci ben costruiti e coinvolgenti – fino a rievocare l’eco di un mondo contadino, lacustre, alpino, che poi da rurale è stato trasformato in aree industrializzate e in seguito in bacini turistici. Quindi, oltre che di un mondo agreste precedente, Travaglini accenna anche alle fabbriche, all’inquinamento lacustre e alle vacanze trascorse sul lago dai villeggianti che vengono da fuori.


MEMORIE D’UMANITA’ SEMPLICE
Da notare altresì l’avvincente sequenza che egli propone nella descrizione ora degli ambienti (forse pure per cogliere la differenza tra ciò che erano e ciò che sono diventati); ora degli stupendi spettacoli della natura, simili a pennellate pittoriche per segno e colore, in cui affondano le sue radici umane e culturali.

Ogni racconto ha i suoi personaggi, i suoi contenuti spontanei, (ripeto: reali o inventati), e l’autore, più che nella propria modalità di costruzione e di andamento letterario, trova i suoi momenti efficaci di confronto nelle tensioni intellettuali, sicuramente progressiste, per le sue idee socio-politche, per la passione e gli interessi che lo muovono, in questo suo straordinario mosaico narrativo.

Scrivere, per lui è soprattutto un piacere intimo, a cui si aggiunge il desiderio di conservare quelle “memorie” della vita ordinaria, dove le persone dall’umanità semplice “amano, soffrono, frequentano le osterie e si sostengono le une con le altre. Sono esse (come annotavo nell’introduzione di una mia raccolta di liriche giovanili, intitolata “Quotìdome”, termine che avevo coniato dalla fusione di quotidiano e domestico) a rappresentare coloro che, vivendo dietro le quinte, non avranno mai il diritto a una comparsa sul palcoscenico della vita, perché la storia registra unicamente i grandi personaggi della terra”.

Travaglini, però, possiede il gusto dell’eccezionale, per “immortalare” anche chi lotta con tutti i problemi quotidiani ed esistenziali della gente comune, con tanti valori umani, ma sovente pochi benefici materiali, in perenne conflitto tra il desiderio di vivere, nonostante le difficoltà, e la paura della morte. Spesso il tutto narrato dall’autore pure con una punta di ironia, nella descrizione di alcune situazioni sociali e di costume, ma dimostrando di conoscere a fondo i cuori dei suoi conterranei.

Come sottolinea Benito Mazzi, Travaglini ha <<una scrittura che nasce dal cuore e arriva al cuore, che sa cogliere con passione e slancio poetico la vita delle strade, dei piccoli paesi del lago e della montagna, con attenzione particolare al passato, ai giorni dell’infanzia, della giovinezza, a tempi meno facili ma più ricchi di semplicità, di saggezza antica, di rapporto umano>>.


PER RIFLETTERE
Nel concludere questa breve disanima – senza volermi addentrare nei dettagli dei singoli volumi dello scrittore – sostengo, e in modo diverso mi ripeto, che Marco Travaglini è riuscito, a trasferire sulla carta sentimenti e percezioni che il suo animo ha assimilato e raccolto dai propri luoghi di appartenenza, con una potenza evocativa di rara limpidezza, ma forse pure da esperienze che ha assimilato altrove, ma che ha voluto riambientare all’interno del suo amato territorio, in cui si sente di camminare sicuro. Ed è facile, per me e per i lettori delle nostre zone – tra le sponde dei laghi e i pendii prealpini, ma non solo – conoscere o imbattersi in persone simili, nel carattere o nei comportamenti, ai personaggi dei suoi libri, vissuti ieri o di altri che ancora vivono oggi, nelle nostre cittadine o nei paesi periferici. Anche per questo, i libri dell’autore suggeriscono e inducono a fare molte riflessioni, a non scordarci del passato e a ricordarci del presente, per non lasciar disperdere il loro patrimonio lungo i rivoli e gli spezzoni della storia che finisce dimenticata.


Giuseppe Possa


 (Questa recensione dei libri di Marco Travaglini è stata pubblicata 
sul mio libro "A tempo Libero")
      


Libri di racconti di Marco Travaglini (di cui si parla nella recensione. Le note sono editoriali)

 

IL TEMPO DEI MAGGIOLINI

“Il tempo dei maggiolini” è un libro che contiene sedici racconti. Confesso che mi ha sempre attirato la narrativa di Marco Travaglini perché intesa a dare voce soprattutto alla gente comune, a quel mondo piccolo ma non minore col quale lo scrittore di Omegna ha sempre amato convivere, assimilandone i problemi, le speranze, le gioie e i dolori. (Prefazione di Benito Mazzi).

L’OROLOGIO CONTESO

Quattro racconti per tutte le stagioni e per tutte le età, dove si mescola la poesia dei luoghi con le storie di uomini e animali. Ambientati tra Domodossola, il lago Maggiore e il Mottarone, caratteristici personaggi raccontano le loro avventure. (Prefazione di Giorgio Rava).

LA CURVA DEI PERSICI

Trentuno capitoli, tanti quanti i giorni della maggior parte dei mesi, per raccontare le storie di un gruppo di amici e di un luogo molto speciale, sul lago d’Orta: la Curva dei Persici. (Prefazione di Mercedes Bresso).

QUANDO LA NOTTE SI MANGIA LE STELLE

Quarantacinque quadretti di vita nera, quasi tutti ambientati sul Lago Maggiore, a Baveno o nei paesi limitrofi, sulla sponda piemontese del Verbano.

LA REPUBBLICA DEI PESCATORI

Tre racconti ambientati sui laghi: Maggiore, d’Orta e Mergozzo. Nel primo, che da il titolo al libro, si narra la lotta dei patrioti repubblicani contro la monarchia sabauda.


Altri libri di Marco Travaglini (dello stesso editore)


NOTE A MARGINE

Le note a margine, per definizione, sono brevi appunti nei quali si concreta un’osservazione o una considerazione. In questo caso si tratta di punti di vista, sottolineature, riflessioni. Spesso pubblicate, nel tempo, su quotidiani e periodici, commentando un fatto di costume, un libro letto, brani musicali che ci hanno fatto sognare, un evento che ci ha colpiti, un problema sociale…

VOI PERSONAGGI AUSTERI, MILITANTI SEVERI…

Ma i comunisti italiani (quelli del PCI, per intenderci) erano davvero così seri e poco inclini al sorriso? Sono stati veramente quei “personaggi austeri, militanti severi” cantati da Francesco Guccini nella sua “Avvelenata”? Anche. Tuttavia, non erano privi d’ironia, soprattutto nei confronti di loro stessi.

BRUCIAMI L’ANIMA

Bruciami l’anima è un taccuino di un viaggio che si svolge attraverso i volti, le immagini, i paesaggi, i profumi, le voci e i rumori di una terra orgogliosa e meravigliosa, di un Paese che ha saputo resistere e rialzarsi, che sa aprire il suo cuore con generosità, un cuore ferito, ma non vinto: la Bosnia Herzegovina.

 

Altro libro di Travaglini edito da “Infinito Edizioni”

 

BOSNIA, L’EUROPA DI MEZZO (viaggio tra guerra e pace, tra Oriente e Occidente (Prefazione di Gianni Oliva e introduzione di Donatella Sasso)

…Leggendo le pagine di Marco Travaglini, che con intelligenza e penna felice rielabora le sue memorie di viaggio, ognuno ritrova un pezzo di quegli anni e la Bosnia del dramma si trasforma nella Bosnia delle domande. Perchè al di là delle esecrazioni, della commozione, della solidarietà, la tragedia balcanica pone quesiti fondamentali per capire il passato e per guardare al presente… (Gianni Oliva, storico)

…Questo libro di Marco Travaglini costituisce una narrazione unitaria in grado di raccontare il tempo di guerra con il presente, gettando semi di speranza e rinsaldando frammenti di memoria… (Donatella Sasso)

 

Anche Barbara Castellaro (compagna di Travaglini) ha scritto un libro sulla Bosnia, per i tipi di “Infinito Edizioni”, con l’introduzione e fotografie di Paolo Siccardi e postfazione di Marco Travaglini

BARABARA CASTELLARO: “REQUIEM PER LA BOSNIA”

 

…Barabara ha colto la vitalità di un popolo che ha sofferto pene indicibili, la sua necessità di non dimenticare e, al tempo stesso, di non sotterrare la cultura del rispetto delle differenze, delle diversità che diventano ricchezza in quel crogiuolo di religioni, culture, storie che era il cuore di un Paese che non c’è più… (Marco Travaglini)

…C’è chi, descrivendo il Novecento, ha scritto che molto della storia di quel secolo inizia e finisce lì. E che molto si intiuisce e capisce in quelle terre.Basta avere voglia di tenere gli occhi aperti e la mente e il cuore sgombri da pregiudizi, come fa con grande umanità e forza il racconto di Barbara Castellaro… (Paolo Siccardi, giornalista, fotoreporter e scrittore)

(Barbara Castellaro e Marco Travaglini)

Barbara Castellaro è nata a Ivrea nel 1976. Dopo  aver conseguito la laurea in Lettere presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi su Guido Gozzano, ha svolto attività di ricerca e selezione delle Risorse Umane. Nel 2002, ha curato la scelta delle opere e del catalogo della mostra “55 artisti del Novecento dalla raccolta Olivetti”, in collaborazione con Renzo Zorzi, presso la Olivetti di Ivrea.

È una giornalista pubblicista ed è stata responsabile delle attività relazionali con le istituzioni per Confindustria Piemonte. Attualmente, è responsabile dell’ufficio di comunicazione dell’Assessorato alle Politiche sociali, della famiglia e della casa della Regione Piemonte.

Nel 2007, ha pubblicato “Ramblas” e nel 2009 “Le voci del silenzio” ed “Era più bianca la neve” (con Marco Travaglini).

Per quanto riguarda il libro “Requiem per la Bosnia”, è un reportage profondo e prezioso che apre una finestra alla scoperta di cos’è stata, cos’è e forse potrà essere la Bosnia Erzegovina, quel piccolo Paese sul crinale tra Occidente e Oriente, nel centro martoriato dell’Europa. Il libro è un omaggio alla vitalità di un popolo che ha sofferto pene indicibili, la sua necessità di non dimenticare e, al tempo stesso, di non sotterrare la cultura del rispetto delle differenze, delle diversità che diventano ricchezza in quel crogiuolo di religioni, culture, storie che era il cuore di un Paese che non c’è più.