Presentato il romanzo “Nessuna Certezza” di Elisa Contardi
Sabato 12 luglio 2025, nella suggestiva cornice del Centro Culturale Guido Prada di Bognanco S. Lorenzo, è stato presentato il nuovo romanzo di Elisa Contardi, “Nessuna Certezza” (ed. Amazon.it). Dopo l’introduzione della Presidente della Pro Loco, Elisabetta Valentini, a dialogare con l’autrice è stato il critico Giuseppe Possa, in un incontro denso di spunti e riflessioni. Ecco un breve sunto delle domande e risposte.

Elisa Contardi, nata nel 1979 a Broni, in provincia di Pavia, è ormai bognanchese d’adozione. Fin da bambina trascorreva le vacanze in questo angolo di montagna insieme ai genitori, maturando negli anni un legame profondo con il paese. Nel 2015 ha acquistato un appartamento in località Fonti – nota un tempo come Prestino, secondo l’antico toponimo tramandato dagli anziani del luogo – per vivere appieno i week-end e le vacanze immersa nella quiete e nel verde della nostra valle. Divisa tra il Pavese, dove risiede e lavora, e il centro termale che considera un luogo rigenerante per mente e corpo, Elisa si è presto integrata nella vita della comunità.
Attiva e coinvolta, fa parte del direttivo della Pro Loco, guidata dalla nuova presidente Elisabetta Valentini. L’associazione, insieme a un affiatato gruppo di volontari e volontarie, si sta impegnando con entusiasmo per promuovere iniziative turistiche, sociali e culturali. Ed è proprio in questo spirito che domani si terrà la cerimonia di premiazione del concorso di poesia e narrativa “Valle Bognanco”, fondato e diretto da Elisa nel 2012, con il patrocinio della Pro Loco e del Comune. Un progetto che riflette la sua passione per la scrittura e l’amore per il nostro territorio.
Elisa, ti coinvolgo subito, anche per salutare questo pubblico numeroso e caloroso: racconta com’è nato il premio “Valle Bognanco” e come si è evoluto nel tempo.
<<Buonasera a tutti e grazie di cuore per essere qui così numerosi questa sera. Ho avuto anche il piacere, prima dell’inizio della presentazione, di conoscere alcuni dei finalisti che domani riceveranno i premi. Per noi è davvero emozionante e gratificante vedere come il nostro premio sia stato accolto con tanto entusiasmo. Come ho già avuto modo di dire, nutro un profondo affetto per Bognanco, così nel 2012 ho voluto creare un evento per portare cultura e persone a conoscere la nostra bella valle. Avendo partecipato in prima persona a diversi premi letterali, che mi hanno portato un po’ in giro per l’Italia, ho pensato di riproporre questo progetto anche in Valle Bognanco. Siamo giunti alla decima edizione, dopo un’interruzione dovuta alla pandemia di Covid. E dopo l’ultima edizione del 2019, solo quest’anno, grazie al patrocinio della Pro Loco, abbiamo finalmente potuto riproporlo. E il calore con cui è stato nuovamente accolto ci ripaga di ogni sforzo>>.
Ho conosciuto Elisa nel 2005, quando era ancora fresca l’uscita del suo romanzo d’esordio, “L’amore che ritorna”, pubblicato sul finire dell’anno precedente. Con l’opera si è aggiudicata il 2° posto al concorso “Viareggio Carnevale 2005” e il 3° al “Città di Pompei 2005”, riconoscimenti che testimoniavano, già allora, una voce autentica e sensibile.
Fu Lino Tanzarella, all’epoca proprietario e animatore dell’albergo Edelweiss, dove la famiglia Contardi trascorreva le vacanze, che mi fece leggere il libro e, visto il mio giudizio favorevole, mi chiese di scriverne una recensione su un settimanale locale. Da lì il libro trovò ulteriore visibilità grazie alla presentazione durante “La Fabbrica di Carta” di Villadossola.
Ma la scrittura di Elisa non si è fermata alla prosa: anche nel campo della poesia ha raccolto apprezzamenti importanti. Le sue liriche sono presenti in numerose antologie, segno di una sensibilità che sa tradursi in versi. Nel luglio 2008 ha pubblicato la raccolta “Frammenti d’anima”, presentata al Pisa Book Festival dello stesso anno, evento che ne ha ulteriormente consolidato la sua presenza nel panorama letterario contemporaneo.
Elisa vuoi aggiungere qualcosa su questi tuoi primi scritti in prosa e in poesia?
<<Il mio approccio alla scrittura è iniziato proprio con la poesia. Mi affascinava partecipare a concorsi nazionali, non tanto per il desiderio di competere, quanto per entrare in contatto con persone che condividevano la mia stessa passione. Era anche un modo per scoprire l’Italia, per immergermi in nuove culture e tradizioni. La mia vera passione, però, è sempre stata la narrativa. Ricordo ancora con emozione quando, ad agosto del 2001, proprio mentre mi trovavo in vacanza qui a Bognanco – luogo che per me ha sempre rappresentato una sorgente d’ispirazione – ho iniziato a scrivere le prime pagine di “L’Amore che ritorna”. All’inizio pensavo si trattasse solo di un racconto breve, poi però i personaggi mi hanno talmente coinvolta nella storia che è nato così il mio primo romanzo>>.
Nel 2009, Elisa pubblica il romanzo “Vite che si sfiorano” e nel 2015 “Il mistero della Baita del Cervo Rosso”, un’opera che le ha portato il primo vero successo, tanto di critica, quanto di pubblico. Ambientato in Val Bognanco, il romanzo si è aggiudicato il “Premio Narrativa Stresa 2016” come autrice locale, segnando una tappa importante del suo percorso letterario.
La trama trae ispirazione da un’abitazione reale: la baita di Loredana Gaggino e Bruno Dettoni a Pianezza, un luogo che ha acceso l’immaginazione dell’autrice.
La protagonista, Alice Danesi, scopre l’annuncio per l’affitto della baita casualmente, navigando su internet. Quello che sembrava un soggiorno tranquillo si trasforma presto in un’esperienza capace di stravolgere non solo l’opera che Alice aveva in mente, ma la sua stessa esistenza. Ne sortirà una storia intrecciata con la misteriosa scomparsa del proprietario della “baita del cervo rosso” – avvenuta anni prima – e con la presenza inquietante di un fantasma nel borgo abbandonato di Monticchio.
<<Elisa è stato molto presentato questo libro, a partire proprio da questa struttura, dedicata a Guido Prada, un personaggio importante di riferimento nel nostro passato termale. Racconta qualche episodio particolare legato a “Il mistero della Baita del Cervo Rosso” che tra l’altro è stato presentato alla Fabbrica di Carta di Villadossola con la presenza del Sindaco, della Pro Loco e del Gruppo donne in costume di Bognanco>>.
<<Anche in questo caso, l’idea iniziale era quella di scrivere un racconto ambientato in valle, da regalare ai partecipanti dell’edizione 2015 del premio letterario. Ho conosciuto i proprietari della baita grazie al premio stesso: Loredana, nel 2014, si era aggiudicata il primo posto nella sezione fotografica. I primi anni infatti avevamo anche una sezione fotografica del premio. Nell’agosto di quell’anno, dopo la premiazione ero stata invitata a Pianezza, che non avevo mai visitato e mi sono fin da subito innamorata di quella piccola “bomboniera”, immersa nel verde. Nel marzo successivo, durante i lavori di ristrutturazione della mia casa sono stata ospitata alla baita per più weekend e la magia di quel luogo ha esercitato su di me un fascino tale da volerlo raccontare. Ma la storia ha preso il sopravvento: da semplice racconto si è trasformata in romanzo. E’ stato presentato in questa sala nell’agosto del 2015 e recensito nel secondo numero di “Donna Moderna” a gennaio 2016. Sono passati dieci anni, eppure continua ad avere un buon successo di vendite e resta a oggi il libro che sento più mio. Confesso che vorrei tanto essere come la protagonista, Alice Danesi: potermi trasferire in valle e vivere scrivendo>>.
Inoltriamoci ora ai primi due romanzi della trilogia di Elisa Contardi, che precedono “Nessuna Certezza”, dedicati alle indagini del commissario Ascanio Greco: un personaggio burbero ma acuto, che ha saputo conquistare i lettori con il suo temperamento solitario e la sua intelligenza intuitiva.
“Silenzio in Arcadia” (2018), è il giallo d’esordio della serie, ambientato tra Voghera e il Bosco Arcadia, un angolo silenzioso e tranquillo sulle rive del Po.
“L’urlo delle stelle” è il secondo romanzo, con Ascanio Greco che, trasferito a Domodossola, non ha neppure il tempo di ambientarsi e subito si trova alle prese con un nuovo delitto. È ambientato tra il centro domese e il lago di Ragozza, nella nostra alta valle, un luogo magico che la nostra autrice ha reso un po’ inquietante con questa storia.
<<Elisa, brevemente racconta come sono nati questi due romanzi e introduci il commissario Ascanio Greco, protagonista anche dell’ultimo libro di cui parleremo dopo>>.
<<”Silenzio in Arcadia” è il primo caso del commissario Ascanio Greco da me raccontato. Lo conosciamo a carriera già inoltrata ed è ambientato in Oltrepò, mia terra di origine, tra la città di Voghera e il Bosco Arcadia, un bosco situato sulla riva del Po, nel piccolo comune di Pancarana. Dopo anni felici trascorsi nel commissariato di Genova e un acceso scontro verbale con un superiore, Ascanio viene trasferito a Voghera, città dove vivono l’ex moglie e il figlio adolescente, e dove, a quattordici anni, era arrivato da Amantea con lo zio materno, un maestro elementare che aveva visto in lui una spiccata intelligenza e desiderava garantirgli un futuro. Ascanio deve risolvere subito l’omicidio della manager Valeria Fiore, il cui corpo è stato rinvenuto nel bosco da un giovane intento a fare jogging. Quando il caso sembra non avere sbocchi e il commissario brancola nel buio più totale, un’intuizione lo guida alla soluzione. Anche in Silenzio in Arcadia, però, Ascanio ha problemi con un superiore e viene punito con un nuovo trasferimento a Domodossola, ai piedi delle Alpi Lepontine. E qui arriviamo alla seconda indagine ne “L’urlo delle stelle”. Ascanio spera nel nuovo commissariato di trovare un po’ di pace, ma l’omicidio del professor Augusto Tanner, il cui corpo viene ritrovato nel lago di Ragozza, in Alta Val Bognanco, lo costringe ad iniziare una nuova indagine. Nonostante Ascanio non sia un’amante della montagna, durante le indagini ha modo di scoprire e di apprezzare le verdeggianti montagne ossolane>>.
Elisa, parliamo ora di questo ultimo libro e che stasera presenti per la prima volta: “Nessuna Certezza”, un giallo ambientato nuovamente nella valle ossolana che segna il ritorno del commissario Ascanio Greco, alle prese con un’indagine dove passato e presente si intrecciano in un vortice inquietante.
<<“Nessuna certezza”, il nuovo caso del commissario Greco, si occupa di un delitto riemerso dal passato, perché la vittima Battista Sarasini, considerato morto dieci anni prima, insieme alla moglie, per mano del figlio primogenito, Raffaele, che sta scontando la pena nel carcere di Verbania. Il figlio era stato accusato di aver ucciso entrambi i genitori, una sera di inizio giugno del 2007, e di aver gettato i corpi nel fiume Toce. Il corpo della madre era stato ritrovato in un anfratto del fiume pochi giorni dopo, mentre del padre non si trovò mai traccia, nonostante le ricerche, e si pensava fosse stato trascinato dalla corrente nel Lago Maggiore. Fin dai primi atti, Ascanio avverte che dovrà ricostruire tutto da capo. Rileggendo le carte, scopre difformità e zone d’ombra tali da infrangere le certezze su cui si era basata l’incriminazione. Da qui nasce il titolo emblematico: nulla di ciò che appariva indiscutibile resiste a un’analisi più attenta. Per lui i misteri da risolvere sono più di uno, chi è il vero colpevole dell’omicidio della moglie di Sarasini? E’ stato lui stesso ad averla uccisa ed essersi fatto credere morto? Dove è stato per tutti questi anni? Il figlio, con cui peraltro i rapporti erano molto conflittuali è innocente? Durante le nuove indagini, Greco interpella testimoni mai ascoltati e, quando emergono altri omicidi riconducibili alla vicenda Sarasini, comprende che dietro quel fatto apparentemente chiuso si nasconde una rete oscura e pericolosa, pronta a soffocare ogni verità>>.
Che significati hanno i titoli dei tuoi gialli.
<<I titoli dei miei ultimi tre gialli nascono da immagini evocative, strettamente legate all’ambiente e allo spirito del racconto. “Silenzio in Arcadia” prende il nome dal luogo del primo delitto: il Bosco Arcadia. Ascanio Greco, durante le indagini, ha l’abitudine di tornare sul luogo del ritrovamento della vittima. In uno di quei momenti di stallo, di buio investigativo, si lascia andare a una sorta di delirio e si rivolge agli alberi, gli unici testimoni silenziosi di quanto accaduto. Da lì nasce il “silenzio”: il silenzio delle piante, il silenzio della verità che tarda ad emergere. “L’urlo delle stelle”, titolo del secondo romanzo, segue una logica simile. Il professor Tanner, esperto fotografo, viene ucciso mentre si trova al lago di Ragozza con l’intento di immortalare il cielo stellato. Anche in questo caso, le stelle sono le sole spettatrici della tragedia. Ascanio immagina che, nel momento fatale, esse abbiano urlato di dolore: una metafora, naturalmente, ma anche una suggestione poetica sul mistero e l’indifferenza dell’universo. “Nessuna certezza”, come già anticipato, riflette la fragilità delle verità apparenti: un titolo che richiama lo spirito dell’indagine, in cui ogni sicurezza si sgretola e nulla è come sembra>>.
Come nascono inizialmente i tuoi gialli: crei un canovaccio, una trama, delinei i personaggi che poi magari in corso d’opera cambi? Parti già sapendo come finiscono?
<<La costruzione di una storia per me nasce da un’intuizione, spesso da un’immagine o un’idea che poi cresce. Non scrivo seguendo uno schema rigido: delineo una traccia, un canovaccio, immagino i personaggi, ma lascio sempre spazio alle variazioni e alle svolte inaspettate. I miei protagonisti, a volte, mi sorprendono e mi portano lontano da dove pensavo di andare. Non parto già sapendo come finirà: mi piace scoprire la storia mentre la racconto>>.
Elisa, ma come ti sei appassionata a questo tipo di narrazione: il giallo è affascinante, ma difficile e impegnativo, rispetto ad altre tipologie di romanzi.
<<La passione per il giallo è nata presto. Quando ero alle medie, ricevetti in regalo una raccolta di racconti di Arthur Conan Doyle su Sherlock Holmes. Fu un colpo di fulmine: da allora, il mistero e l’indagine sono diventati per me uno strumento di esplorazione narrativa e umana. Negli ultimi anni, ho molto amato le storie di Joel Dicker e Antonio Manzini, ma anche giallisti meno noti, capaci di creare mondi credibili e coinvolgenti>>.
Che reazione hanno avuto i lettori dei tuoi libri e hanno per caso influenzato i tuoi testi successivi? Hai già in mente il prossimo caso: sarà ancora un’indagine del commissario Greco o tornerai a un’impostazione narrativa più tradizionale?
<<Devo ammettere che Ascanio piace molto ai lettori: è un uomo burbero ma dal cuore grande, sempre pronto a tendere una mano ai più deboli, talvolta con metodi “anticostituzionali”. I lettori in genere non mi influenzano, ma spesso mi danno suggerimenti, che io accetto volentieri. Chi ha già letto “Nessuna Certezza” ha apprezzato soprattutto il lato umano di Ascanio, chiamato a confrontarsi non solo con nuovi delitti, ma anche coi propri demoni personali e con un bilancio della sua vita personale che purtroppo ha sempre trascurato per la carriera. Quanto al futuro, sto già abbozzando un nuovo caso per il commissario, ma non escludo di tornare anche a racconti più tradizionali>>.
Se un giovane ti chiedesse un consiglio per scrivere il suo primo romanzo, cosa gli suggeriresti?
<<Ai giovani che vogliono approcciarsi al mondo della scrittura, consiglio vivamente di non utilizzare ChatGPT o altri sistemi di intelligenza artificiale per la stesura: la forza della scrittura viene dal cuore, dalla propria fantasia, risiede nell’autenticità della voce e nell’esperienza personale>>.
Elisa, potrebbero i tuoi romanzi diventare la sceneggiatura di un film o di una fiction?
<<E’ il mio sogno più grande. Molti lettori mi hanno già detto che le indagini del commissario Greco sembrano essere scritte per il piccolo o il grande schermo. Il mio è uno stile, pur semplice, molto visivo – un’eredità della mia passione per la fotografia – e mi piace molto soffermarmi su luoghi e volti. Nel 2009 ho frequentato un corso di sceneggiatura a Genova, durante il quale abbiamo anche realizzato un cortometraggio e mi piacerebbe molto girare una fiction che ha come protagonista il mio commissario>>.

Elisa Contardi (con Giuseppe Possa) durante la presentazione del suo libro “Il mistero della baita del cervo rosso” a Casteggio (PV) nel 2015.
(La trama del romanzo trae ispirazione da un’abitazione reale: la baita di Loredana Gaggino e Bruno Dettoni a Pianezza, frazione di Bognanco, un luogo che ha acceso l’immaginazione dell’autrice)
