Ricordo di Gilberto Carpo (1934-2024)
La sua vita d’artista, privata e pubblica, è stata raccontata nell’autobiografia: “Quell’impetuoso torrente”. Le sue opere testimoniano il tempo in cui ha vissuto e spaziano dal figurativo, alle denunce sociali e all’astratto-informale, con l’esigenza di rappresentare l’uomo con i propri drammi individuali, le proprie tragedie e scelte collettive, per sopravvivere e per liberarsi dai gioghi dell’oppressione e dello sfruttamento. Era nato a Omegna nel 1934 e morto a Verbania nel 2024, pochi mesi dopo l’ultima sua esposizione allestita al Centro Culturale del Teatro La Fabbrica di Villadossola, con un’inaugurazione degna di un grande artista e con una forte partecipazione di critici e pubblico.
di Giuseppe Possa

Gilberto Carpo, pittore e scultore è nato a Omegna nel 1934, viveva e operava a Casale Corte Cerro, con studio ad Armeno. Da sempre interessato alle tecniche artistiche, aveva appreso il mestiere frequentando gli studi di pittori e scultori noti. Si è impegnato a tempo pieno a tale attività dal 1964. Per oltre trent’anni ha insegnato Storia dell’Arte, pittura e disegno all’Uni3 di Omegna. Gli sono stati assegnati premi e riconoscimenti importanti. Nel 2009 ha dato alle stampe anche una corposa monografia, in cui suddivisi per periodi appare una cernita delle sue opere, tutte dettate dalla ricerca di nuove forme espressive. Si è fatto conoscere attraverso numerosissime mostre in Italia e all’estero. Grande successo ha ottenuto la sua antologica del 2018 al Forum di Omegna. L’ultima sua personale, si potrebbe ora considerare una “retrospettiva”, è stata allestita a ottobre 2023 al Teatro La Fabbrica dal Comune di Villadossola, a cui l’artista ha donato l’opera: “Il manichino” cm. 80 x 100.
Di recente aveva dato alle stampe la sua autobiografia, “Quell’impetuoso torrente” (edita da Mnàmon di Milano), in cui esprime un giudizio globale sulla sua vita e sulla sua operosità artistica, rievocando, in 280 pagine, le varie avventure e disavventure esistenziali che hanno caratterizzato la sua personalità e che lo hanno portato a una lunga carriera artistica. Una bella storia, in cui sono narrati fatti privati e pubblici, avvenimenti di guerra e di pace, delusioni, dolori e gioie familiari, scelte
Nel lungo percorso dell’esistenza di Carpo, c’è racchiuso l’oltre settantennale lavoro artistico, dai primi approcci al periodo formativo; dalle opere dedicate all’uomo e alle macchine, legate al tempo in cui lavorava in una ferriera, alle visioni surreali successive; dai paesaggi alle rivisitazioni-omaggi dei grandi artisti, fino alle nature morte e agli ultimi percorsi figurativi, trovando sempre un giusto equilibrio tra contenuto e forma [La nipote Serena Carpo, l’altra nipote è Ilaria, figlie di Raimondo (Carpo sposato con Bertilla ha tre figli: Raimondo, Luisella e Sabrina), in un saggio ha suddiviso il percorso del nonno in varie fasi, fornendone una precisa lettura critica: Opere prime (formative), L’uomo e le macchine, Il sonno della ragione, surrealismo, Giornale, verze e Guatemala, la figura femminile, le montagne, gli alberi, l’astrattismo, autoritratti, le sculture (sculto-pitture)].
Nel frattempo, l’intensa attività artistica di Carpo (dedita non solo a dipingere quadri ma anche murales e non disdegnando la scultura) si era confrontata con quella di tante altre persone, artisti, critici, intellettuali. Quindi, il racconto che ne fa nella biografia è intrecciato con le storie dei luoghi, degli ideali, delle lotte che hanno dato una svolta all’impostazione delle politiche e degli assetti della nazione, di cui è stato, con gli altri coetanei, testimone e protagonista.
Ma è la pittura – attraverso la quale ha conosciuto molti artisti, critici, intellettuali, intrattenendosi e familiarizzando con loro – che è stata una parte centrale e costante della sua esistenza. Una pittura forte, stimolante e avvincente, nel solco della tradizione, che spazia dal figurativo all’astratto-informale, con l’esigenza di rappresentare l’uomo con i propri drammi individuali, le proprie tragedie e scelte collettive, per sopravvivere e per liberarsi dai gioghi dell’oppressione e dello sfruttamento. Tematica, la sua, di decisa impronta universale. L’arte, infatti, secondo Carpo non è solo per pochi: per questo, probabilmente, si è mescolato alla gente comune e con impegno ha scavato nell’umana realtà trasformandola, l’arte, in un linguaggio che sappia affondare le proprie radici nelle nostre emozioni.
Il suo impegno non è venuto a mancare neppure quando è iniziato la lunga ondata del “riflusso”; al massimo si è rifugiato a dipingere la natura, il paesaggio montano, cogliendone le emozioni e i sentimenti. Ma non si è mai posto di fronte alle sue vedute o ai suoi scenari per riportarli semplicemente sulla tela, ma per farlo si è immerso in essi, integrandoli con quella grande forza cosmica, ed è per questo che gli osservatori delle sue opere captano sensazioni e sentimenti di portata universale.
Per oltre trent’anni ha insegnato pittura all’UNI3 di Omegna ed è stato Maestro d’arte per molti artisti e artiste del Verbano Cusio Ossola.
E’ morto al S. Rocco di Intra-Verbania, dov’era ricoverato da pochi giorni nel febbraio 2024.
Giuseppe Possa

(Giulio Martinoli, Gilberto Carpo e Giuseppe Possa)
Pubblico qui di seguito la postfazione che ho scritto per il libro di Gilberto Carpo: “Quell’impetuoso Torrente (L’arte e la mia vita)” edito da Mnàmon di Milano.
Gilberto Carpo “Quell’impetuoso torrente – L’arte e la mia vita
L’editrice “Mnàmon” di Milano ha pubblicato nel 2020 il libro “Quell’impetuoso torrente – L’arte e la mia vita”, autobiografia del pittore e scultore di Omegna, che racconta la sua straordinaria esperienza di vita, ripercorrendo anche le tappe più importanti della sua storia: fatti privati, pubblici e familiari; passioni, amicizie e incontri determinanti; riflessioni personali, artistiche e politiche. Ma anche molto altro (si può richiedere all’editrice Mnàmon di Milano, all’autore stesso, o in libreria). Pubblico qui la lettera che inviai all’autore dopo la lettura delle bozze e che lui inserì come postfazione al libro.

Caro Gilberto,

in questa autobiografia, che mi hai inviato ancora in bozza, esprimi un giudizio globale sulla tua vita e sulla tua operosità pittorica, in modo spontaneo, sincero e genuino. Dalla lettura si possono apprendere le varie avventure e disavventure esistenziali che hanno caratterizzato la tua personalità e che ti hanno portato a una lunga carriera artistica che ha avuto inizio, come si suol dire, dalla gavetta, da cui ha poi raggiunto un valido spessore ideologico e professionale.
È la memoria di una sola “penna”, la tua, che l’ha rievocata, con il lavoro e con le passioni che ti hanno accompagnato dal principio a oggi, testimoniando il tuo tempo. Con alle spalle una vita così movimentata (sei della classe 1934) ne avevi di materiale per un libro di ricordi e l’hai tirato fuori con garbo, con estro, spesso con commozione, sempre con quel pizzico di “precisione” che in fondo è il sale della tua esistenza.
Una bella storia, in cui sono narrati fatti privati e pubblici, avvenimenti di guerra e di pace, delusioni, dolori e gioie familiari, scelte esistenziali, vicende di lotte sindacali e politiche, ma soprattutto rievochi la tua dedizione a un’arte impegnata, lontana da quella spesso fine a se stessa o effimera di oggi. Un racconto autobiografico, innanzitutto, e poi delle vicende di una generazione emblematica, la tua, che spogliatasi delle dottrine scellerate inculcate nell’infanzia, prese coscienza delle proprie forze e qualità, contribuendo così a rendere meno pesanti gli squilibri di una società uscita dalla guerra e dedita alla ricostruzione.
Sono pagine che riportano alla memoria, le emozioni, i sentimenti, di una realtà schietta, veritiera, e penso che non sia stato facile riassumere, in un unico testo, tale lungo percorso, che racchiude pure quello del tuo settantennale lavoro artistico, dai primi approcci al periodo formativo; dalle opere dedicate all’uomo e alle macchine, legate al tempo in cui lavoravi in una ferriera, alle visioni surreali successive; dai paesaggi alle rivisitazioni-omaggi dei grandi artisti, fino agli ultimi percorsi figurativi, trovando sempre un giusto equilibrio tra contenuto e forma.
Nel frattempo, la tua intensa attività artistica (dedita non solo a dipingere quadri ma anche murales e non disdegnando la scultura) si è incrociata con quella di tante altre persone, artisti, critici, intellettuali. Quindi, il racconto che ne fai è intrecciato con le storie dei luoghi, degli ideali, delle lotte che hanno dato una svolta all’impostazione delle politiche e degli assetti della nazione, di cui sei stato, con gli altri coetanei, testimone e protagonista. È vero che eravate troppo giovani per partecipare alla Resistenza, con la quale si poneva fine al fascismo, e già avanti negli anni per aderire ai Movimenti Studenteschi del ’68, ma siete stati grandi fautori nel periodo del boom economico e delle lotte sindacali della classe operaia, che hanno contribuito a far fiorire l’Italia, anche attraverso importanti trasformazioni sociali e culturali.
Con quello stesso spirito, che allora ti entusiasmava, oggi inviti i giovani, esponendo loro le tue esperienze, affinché non restino inermi, ma si battano per il proprio futuro. La tua opera pittorica, anche per questo, deve essere, giustamente, meglio conosciuta da tutti: ecco giustificato lo scopo e la ragione dell’autobiografia e se, in seguito alla lettura, le nuove generazioni raggiungeranno, come è successo a me, questo assunto, allora con essa hai assolto al tuo compito.
Tu, forse, rendendoti conto, come molti di noi, delle innumerevoli problematiche della nostra civiltà, hai voluto qui narrare la tua esperienza e quella del tempo che hai attraversato, per lasciarne memoria ed esempio ai posteri, poiché anche la nostra terra di provincia, pur ai margini degli sconvolgimenti epocali, ha alle spalle una sua importante storia vissuta e tu hai avuto la capacità di mescolare ricordi collettivi e diario intimo con grande lucidità intellettuale e visionaria, nonché capacità di rivisitare figure e momenti di un vissuto irripetibile.
Qui ho trovato la città in cui hai vissuto, Omegna, città allora di lavoro industriale e di speranza, in cui gli operai lottavano per far riconoscere i propri diritti in fabbrica. Con loro e con gli artisti, scrittori, critici della provincia, hai partecipato anche alle molte manifestazioni di quel tempo nelle grandi città, facendo dialogare il vostro mondo periferico con quello della cultura alta, dove tu, pittore locale, ti sentisti al centro degli avvenimenti, soprattutto in quelli di Milano, Torino, Roma, Napoli, Londra, Hong Kong (senza dimenticare l’America Latina), dove esponesti in più occasioni e in mostre personali o collettive importanti.
Prima, però, hai dovuto superare il dramma familiare, in cui hai visto il tuo ancor giovane padre, durante la guerra, perire per senso del dovere dalla parte sbagliata, senza rendersi conto a cosa andasse incontro. Dopo numerose e tormentate tensioni interiori, sei stato un uomo coraggioso ad affrontare l’adesione al comunismo e con la tua arte d’impegno hai cercato di comprendere le contraddizioni passate, ti sei battuto con riflessioni, dialoghi, confronti, per il rinnovamento della società, sostenendo le idee innovatrici e l’entusiasmo dei giovani di allora.
Sei stato voglioso di imparare, direi affamato di cultura, hai studiato, applicandoti con grande determinazione, nonostante l’impossibilità di frequentare studi superiori, impedito dapprima dalle gravose difficoltà e problematiche di essere orfano; in seguito, dagli impegni della famiglia allietata da tre figli, a cui tua moglie, che ti è sempre stata pazientemente vicino, ha dovuto sostituirti a volte anche nella funzione di padre.
Ma è la pittura – attraverso la quale hai conosciuto molti artisti, critici, intellettuali, intrattenendoti e familiarizzando con loro – che è stata una parte centrale e costante della tua esistenza, capace di farti cambiare indole, forgiandoti ad artefice dell’arte non solo della nostra Provincia. Il contributo che tu hai dato, dipingendo migliaia di opere con immagini ammirevoli, ricche di contenuti e di colori, senza opportunismi né sbandamenti e tantomeno lasciandoti invischiare nell’effimera industria del mercato, va analizzato anche dal punto di vista di ciò che qui scrivi di te stesso.
Insomma, con questa pubblicazione (e in un certo senso mi ripeto ma con altro intento) ci permetti di avvicinarci con animo empatico alle tue intenzioni, con le quali hai indagato, attraverso la lente narrativa la tua personalità, la tua vicenda umanamente travagliata e il valore del tuo lavoro artistico, sicuramente, anche per vedere quest’ultimo riconosciuto, non solo nella cerchia personale, ma pure in quella della nostra epoca, perché forse ti accorgi anche tu che l’immaginario collettivo contemporaneo non ha più la dovuta attenzione per una cultura sociale e civile.
Una pittura forte, stimolante e avvincente, nel solco della tradizione, è la tua, che spazia dal figurativo all’astratto-informale, con l’esigenza di rappresentare l’uomo con i propri drammi individuali, le proprie tragedie e scelte collettive, per sopravvivere e per liberarsi dai gioghi dell’oppressione e dello sfruttamento. Tematica, questa, che hai fatto diventare il terreno fertile, l’essenza della tua pittura, di decisa impronta universale.
L’arte, infatti, secondo te non è solo per pochi: per questo, probabilmente, ti sei mescolato alla gente comune e con impegno hai scavato nell’umana realtà trasformandola, l’arte, in un linguaggio che sappia affondare le proprie radici nelle nostre emozioni.
Si legge come un romanzo questo racconto della tua vita, in una scrittura semplice, “naïve” per dirla in termini artistici, ma forte e poetica nella narrazione.
Infatti, hai saputo valorizzare, con mente fredda e animo caldo, le tue radici, immaginare e dipingere i grandi scenari in cui i tremori dell’animo si placano tra le problematiche reali della vita di tutti i giorni e il pensiero individuale, utopico, emozionale. Convinto che anche la pittura è una condizione che contribuisce alle trasformazioni epocali; infatti, hai aderito pure tu a questo progetto di condivisione e partecipazione. Il tuo impegno non è venuto a mancare neppure quando è iniziato la lunga ondata del “riflusso”; al massimo ti sei rifugiato a dipingere la natura, il paesaggio montano, cogliendone le emozioni e i sentimenti.
E qui lasciami aprire un piccolo inciso al Gilberto appassionato di montagna, perché tra valli, boschi e cime hai sentito la tua vitalità fondersi con quelle della natura: non ti sei mai posto di fronte alle sue vedute o ai suoi scenari per riportarli sulla tela, ma per farlo ti sei immerso in essi, integrandoti con quella grande forza cosmica, ed è per questo che gli osservatori delle tue opere captano sensazioni e sentimenti di portata universale. E ancora: proseguendo in pittura, non ti sei mai abbassato sul consenso o sull’imposizione di concetti preconfezionati; hai continuato freneticamente la tua attività, viaggiando, esponendo le tue opere in importanti mostre personali o collettive; hai, inoltre, ottenuto premi e riconoscimenti, hai pubblicato pure una corposa ed esaustiva monografia; infine, hai creato una tua Scuola di pittura, insegnando a numerosi allievi.
Anche tu forse, come noi – e concludo – ti sarai sentito smarrito in un labirinto senza via d’uscita; tuttavia (lo noto, in particolare, negli stupendi quadri che dedichi proprio all’ambiente che ci circonda), la tua forza sta nella speranza che l’uomo saprà costruire in futuro un mondo migliore e nell’essere fortemente consapevole che l’arte potrà ancora contribuire alla salvezza culturale ed ecologica del nostro minuscolo pianeta… sebbene (come con tristezza sostengo io) sia destinato senza scampo, indipendentemente dalle catastrofi o dagli inquinamenti umani, a perdersi inevitabilmente con tutti noi, in un infinito e perenne “oblio cosmico”.
Giuseppe Possa

(G. Possa, G. Carpo e il critico Giorgio Seveso, in un dipinto di Michela Mirici Cappa che fu allieva del maestro)
[Gilberto Carpo, artista, pittore, scultore, è nato a Omegna nel 1934 e morto a Verbania nel 2024. Ha vissuto e operato a Casale Corte Cerro, con studio ad Armeno, in località Cheggino. Sposato con Bertilla, con cui ha avuto tre figli: Raimondo, Luisella e Sabrina. Da sempre interessato alle tecniche artistiche, ha imparato il mestiere frequentando gli studi di pittori e scultori. Si è applicato a tempo pieno a tale attività dal 1964. Si è fatto conoscere attraverso numerosissime mostre in Italia e all’estero. Per oltre trent’anni ha insegnato pittura all’Uni3 di Omegna. Gli sono stati assegnati premi e riconoscimenti importanti. Ha dipinto molte opere pubbliche (affreschi o murales a Baveno, Varzo, Renco, Castelletto Ticino. A Omegna ha dato vita, con Giovanni Crippa, al monumento “Omaggio ai caduti sul lavoro”). Nel 2009 ha pubblicato una corposa monografia e nel 2020 l’autobiografia “Quell’impetuoso torrente – L’arte e la mia vita”. Grande successo ha ottenuto la sua antologica nel 2018 al Forum di Omegna e nel 2023 a Villadossola, l’ultima sua personale.]

(Gilberto Carpo con la moglie Tilla)