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REST-ART, mostra di Marco Locatelli ad Arona

Ci sono artisti che non si limitano a esporre opere, ma ci invitano a percepire un altro modo di guardare il mondo. Marco Locatelli è uno di questi e venerdì 1° maggio 2026, alle ore 16, inaugurerà la sua mostra “RestArt” al “Laboratorio Artistico Culturale La Fenice” di Arona, con l’allestimento curato da Elisabetta De Righetti (Presidente) e Antonella Avallone (Direttore creativo). Presenta Giuseppe Possa a colloquio con l’autore. Di fronte ai suoi animali immersi nell’acqua e ai suoi fiori sospesi nella luce, si avverte la sensazione che l’arte possa ancora guidarci – in un tempo che corre e si sgretola – a rallentare, a riconnetterci, per poi ripartire con una visione più serena della natura e della vita.

di Giuseppe Possa


Rest-Art: un gioco linguistico che diventa poetica

La recente ricerca pittorica di Marco Locatelli, raccolta sotto il titolo Rest-Art, prende avvio da un gioco linguistico che è già dichiarazione poetica. L’assonanza tra restare e restare senza arte diventa un monito: senza l’energia creativa l’essere umano si immobilizza, perde slancio, si consegna all’inerzia. L’arte, al contrario, rimette in moto, riattiva lo sguardo e la sensibilità.
In un tempo segnato da guerre, crisi ecologiche e da un crescente disprezzo – soprattutto da parte di chi governa – per i diritti umani e non umani, Locatelli propone un gesto semplice e radicale: ripartire dalla natura. È immergendosi nel mondo naturale che, secondo l’artista, l’uomo può ritrovale la capacità di esprimere pensieri, visioni ed emozioni. La natura diventa così non un rifugio, ma un luogo di riattivazione percettiva, un laboratorio in cui riformulare il rapporto con il reale.

 L’acqua come grembo e rivelazione

Nelle opere di Locatelli l’acqua, non è semplice elemento naturale, ma un principio generativo, un grembo simbolico in cui la vita si rivela.
La sua pittura a olio, condotta con una tecnica segnica di grande precisione e vibrazione cromatica – sospesa tra controllo iperrealista e tensione metafisica – restituisce la forza primordiale degli elementi, trasformandoli in luoghi di metamorfosi.
L’acqua diventa metafora di nascita e rinascita. Elefanti, tigri, leoni – creature dal portamento regale e dagli istinti non addomesticati – appaiono immersi in una luce liquida che non soffoca, ma accoglie. Non è un’abluzione che annulla: è un ritorno all’origine, un attraversamento che rigenera. Come un utero materno, l’acqua avvolge, protegge, prepara al gesto decisivo della riemersione. Chi vi si immerge deve, prima o poi, tornare alla superficie: un balzo, un respiro nuovo, un’energia rinnovata che riconsegna l’animale – e simbolicamente l’uomo – alla terra.
Sul piano pittorico, Locatelli sfrutta questa immersione per costruire un sistema di luci, ombre e rifrazioni che assume una qualità poetica. Le superfici liquide diventano specchi emotivi, membrane che filtrano e amplificano la presenza degli animali.
La tigre che emerge dall’acqua, l’elefante nella sua maestà quieta, il leone nella sua potenza trattenuta: ogni figura invita a un dialogo intimo, quasi meditativo. È un richiamo alla nostra parte più autentica, quella ancora capace di emozioni, sensibilità e ascolto.

La delicatezza dei fiori, la resistenza della vita
Accanto alla potenza animale, Locatelli affida ai fiori – peonie, ortensie, boccioli colti nel momento della loro massima vulnerabilità – il compito di raccontare la bellezza nella sua forma più pura. I petali, dipinti con minuzia quasi tattile, sembrano vibrare di una luce interna, come se custodissero un’energia segreta. È una luminosità che allude alla resilienza della vita: anche recisi, i fiori continuano a fiorire, a resistere, a testimoniare una forza che supera la loro apparente fragilità.

In queste composizioni convivono opposti che si sfiorano senza annullarsi: delicatezza e resistenza, effimero e permanenza. La natura diventa così non soltanto tema iconografico, ma un vero orizzonte simbolico: luogo da cui immaginare una rinascita possibile, un contrappunto alla rassegnazione e all’ansia che attraversano la contemporaneità.  Nei fiori di Locatelli si intravede un invito a ripensare il nostro rapporto con ciò che è fragile, a riconoscere che la vulnerabilità può essere una forma di forza. 

Ombre, gabbie, libertà
Tra le opere più allusive alla condizione contemporanea spicca la tigre attraversata dall’ombra di una grata: un’immagine potente, sospesa tra vero e metafora. In essa l’artista sembra porre una domanda che ci riguarda da vicino: siamo davvero fuori dalla gabbia, oppure – senza accorgercene – ne abitiamo già le ombre?

La grata proiettata sul corpo della belva non è una prigione reale, ma un segno mentale, un’ombra che suggerisce costrizioni interiori e sociali. Con delicatezza e una sottile introspezione psicologica, il pittore non offre risposte, ma apre un varco di interrogazione. Quelle ombre costringono lo sguardo a misurarsi con le nostre paure, con i limiti invisibili che ci trattengono.
Il quadro diventa, pertanto, un invito a riflettere sulla natura della libertà: non una condizione garantita, ma continuamente minacciata da ciò che non vediamo o non vogliamo vedere.
La tigre, nella sua forza trattenuta, ci ricorda che la libertà è un esercizio di consapevolezza continua, un atto che richiede coraggio e lucidità.

Tra realtà e immaginazione: la forma che resta
Locatelli attraversa con naturalezza il confine che separa realtà e immaginazione. La sua pittura non si limita a replicare modelli naturalistici: li cristallizza, li rende quasi palpabili, come se volesse sottrarli al flusso del tempo. La forma che resta è quella che l’artista decide di trattenere, di plasmare, di consegnare allo sguardo: diventa segno, messaggio, emozione.

La sua tavolozza, ricca e calibrata, testimonia un’inventiva ardente. Ogni bocciolo, ogni animale, ogni frammento naturale si trasforma in un microcosmo di simboli e narrazioni. La pittura di Locatelli invita a rallentare lo sguardo, a osservare con maggiore attenzione ciò che spesso sfugge nella velocità del quotidiano.

Un invito a fermarsi per ripartire
Rest-Art si configura, in ultima analisi, come un manifesto. Un invito a rallentare, a respirare, a ristabilire un contatto autentico con la natura e con tutte le forme di vita che la abitano. Locatelli ricorda che l’arte non è un bene voluttuario, ma una necessità vitale, un modo per ritrovare un equilibrio interiore.

Attraverso la trasparenza dell’acqua, la profondità degli sguardi animali e la luce che accarezza ogni dettaglio, l’artista costruisce un pensiero poetico, che si fa esperienza visiva. Le sue immagini suggeriscono che l’arte può ancora essere origine, respiro, rinascita. Senza arte ci si arresta, si perde slancio; con l’arte si rifiorisce, perché essa ci restituisce energia, prospettiva, capacità di immaginare.
Rest Art diventa così un gesto di fiducia: un invito a guardare oltre, a non smettere di sognare, a sperare in un futuro ancora a misura non solo dell’uomo, ma di ogni altro essere vivente.

 Giuseppe Possa

Marco Locatelli: Arte per amore

Marco Locatelli è nato a Mozzo, vive e opera a Ponte San Pietro (BG). Ha conseguito il diploma Tecnico Industriale e ha lavorato nel settore siderurgico. In pittura è autodidatta, ma coltiva la passione per l’arte fin da ragazzo, che è poi cresciuta e si è rafforzata frequentando lo studio del pittore Luigi Lazzari, suo vicino di casa. Dopo gli esordi negli anni Settanta, smette improvvisamente di dipingere, a partire dalla collettiva con il Circolo Culturale Greppi nel 1981, per gli impegni della vita e del lavoro; riprenderà, però, nel 2009. Dal 2011, ha allestito alcune mostre personali e ha partecipato a numerose collettive in diverse città italiane e straniere (Bergamo, Milano, Spoleto Forte dei Marmi, Roma, Gubbio, Arona, Parigi, Zurigo), riscuotendo significativi consensi. Tra i vincitori nel 2017-18-19-21-22 del Premio internazionale “Michelangelo Buonarroti” di Seravezza (LU); del Premio della Critica “Poesia e Colori” dell’Associazione Arte per Amore di Lucca; del Premio Leonardo da Vinci 2019 terza Biennale di Cesenatico (FC).
Ha fondato nel 2017, con alcuni amici e colleghi, l’Associazione Artistico Culturale “Un fiume d’arte”, di cui oggi è vicepresidente, e che ha fra i suoi obiettivi quello di dare spazio agli artisti noti o meno noti; fra le tante attività, ogni anno a settembre promuove l’omonima manifestazione che porta in strada un centinaio di pittori. Le opere di Locatelli sono tutte raccolte in tre volumi (un quarto è in pubblicazione) e sono apparse su giornali e riviste. “La Ballata”, periodico culturale, distribuito da quarant’anni sul territorio nazionale, è uscita con una sua opera del 2023 sulla copertina e un inserto critico, con ampia documentazione, all’interno.